La filastrocca siciliana della Festa dei Morti che i bambini recitavano per ricevere i regali

Giocattoli vintage

In Sicilia, la notte tra l’1 e il 2 novembre è legata a una tradizione antica, fatta di ricordi, affetti e piccoli rituali tramandati di generazione in generazione.

Tra le usanze meno conosciute c’è una filastrocca in dialetto siciliano che i bambini recitavano prima di addormentarsi, rivolgendo una richiesta speciale alle anime dei propri cari scomparsi.

La credenza popolare racconta che, durante la notte della Festa dei Morti, i defunti tornassero simbolicamente nelle case dei familiari per lasciare doni ai più piccoli. Dolci, giocattoli e piccoli pensieri diventavano così un modo per mantenere vivo il legame tra chi era ancora in vita e chi non c’era più.

Prima di andare a letto, i bambini affidavano alle anime una sorta di preghiera, sperando di trovare una sorpresa al loro risveglio.

Le parole da recitare erano queste:

«Animi santi, animi santi, Io sugnu unu e vuiautri síti tanti: Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai, Cosi di morti mittitimìnni assai».

Il significato in italiano è: «Anime sante, anime sante, io sono uno e voi siete tanti: mentre sono in questo mondo di guai, regali dei morti mettetemene molti».

Dietro questi versi, che sembrano quasi una richiesta scherzosa per ottenere quanti più doni possibile, si nasconde molto più della semplice attesa dei regali.

La filastrocca testimonia un modo particolare di vivere la commemorazione dei defunti, trasformando un momento di ricordo in un’occasione di vicinanza simbolica tra le generazioni.

Una tradizione in cui la memoria dei propri cari si mescola alla meraviglia dell’infanzia, dando alla Festa dei Morti un significato che va oltre il semplice scambio di doni.